Siamo invece sicuri che le "vecchie" tecnologie che abbiamo metabolizzato siano così prive di pericoli? Perché non abbiamo più paura della televisione? Perché non discutiamo più dei suoi effetti? Fino a qualche anno fa si diceva ai bambini di non stare troppo vicini allo schermo televisivo, come a sottolinearne addirittura un potenziale pericolo fisico. Flaiano diceva quarant'anni fa: "Fra trent'anni, l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione". Parole profetiche, anzi quasi ottimistiche considerando che oggi governo e televisione si confondono e sovrappongono. Sempre nello stesso periodo anche Pasolini si scagliava contro la TV.
I rischi di un'eccesso di televisione erano tangibili e manifesti, e tutti facevamo attenzione a proteggerci (obiettivo miseramente fallito...). Oggi quest'atteggiamento critico di fronte alla TV è desueto: la pratica di guardarla o semplicemente tenerla accesa è accettata e fa ormai parte del nostro costume quotidiano in maniera acritica. E la TV continua ad avere - come cantava Jannacci - "una forsa de leun" se è vero, come è vero che la stragrande maggioranza dei giovani (figuriamoci dei meno giovani) si informa attraverso la TV.
Non sarà che le "nuove" tecnologie ci fanno paura in quanto "nuove"? E che il nostro giudizio sulle novità dipende dall'età alla quale ci appaiono all'orizzonte: piacevoli e interessanti quando siamo giovani e pericolose e fastidiose quando siamo meno giovani? Ma, soprattutto, non sarà che non abbiamo più paura della televisione, non cerchiamo di proteggercene, non riusciamo ad alzarci e spegnerla, "riaccendendo" invece le nostre coscienze, indignandoci e ribellandoci a quanto sta accadendo anche in questi giorni nel nostro paese proprio perché abbiamo visto troppa televisione?...
Nell'immediato, non possiamo che constatare che L'Undici in TV non c'è, ma qui nella demoniaca internet, sì.
Godetevelo!
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[foto di Jumpi]





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